Il genere prende il nome dal latino pistacia col quale venivano chiamate queste piante, e dal greco pistakê che indicava i frutti di questa pianta, entrambi i nomi sembrano a loro volta derivare dal persiano. Il nome specifico dal greco terebenthus che era quello della sua resina.
Arbusto o piccolo albero aromatico, alto 2-5 metri.
Foglie decidue, imparipennate (terminanti con una fogliolina) e 3-9 segmenti ovali, lunghi 3-5 cm, terminanti con una piccola punta ristretta e dura. Fiori (aprile-luglio) brunastri dioici, disposti in lunghe pannocchie. Frutti di 5-7 mm, dapprima rossi, inseguito brunastri.
Usi e proprietà
Le foglie venivano utilizzate per curare la diarrea, per le proprietà astringenti del loro contenuto di tannini. Ai suoi frutti si attribuiscono proprietà afrodisiache e diuretiche.
Dall’incisione della corteccia si ottiene un liquido viscoso, bruno-verdastro (trementina di Chio), usato come balsamico ed espettorante, nonché nella preparazione di unguenti e di impiastri vescicatori. La resina si usava per dare un buon alito e per sbiancare e rinforzare i denti.
